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Roberto Pruzzo: un bomber con i baffi

Serie B stagione ‘75/76, capocannonieri con 18 gol Giuliano Musiello dell’Avellino e Roberto
Pruzzo del Genoa, promosso in A con Catanzaro e Foggia. Musiello tornerà nella storia di Pruzzo,
di cui oggi ci occupiamo. Gianni Brera lo definì: “ligure di razza nordica, gatto sornione, abulico e
freddo quanto basta ad intuire d’acchito quando serve a prodigarsi su una palla e quando no”. Gli
fa eco Fulvio Bernardini, secondo il quale: “Pruzzo è un attaccante eccezionale. Come difende la
palla lui, non ce n’è altri”. Per completare il quadro tecnico aggiungiamo abilità nel gioco aereo,
opportunismo e acrobazia in area di rigore, calcio potente, di preferenza col destro. Ma la miglior
definizione di Pruzzo è il suo autoritratto, in un’intervista al Guerin Sportivo del 1986: “Resto
provinciale indolente, un po’ grasso di lombi, senza sacri furori. La città è caos, meglio rintanarsi a
casa, chiudere la porta a doppia mandata.

Roberto Pruzzo ai suoi esordi con il Genoa marcato da Francesco Morini

Spesso in campo giro a vuoto, ho bisogno di
arrabbiarmi. Sono il più lento del mondo che sa trasformarsi con un raptus nel più veloce. Testone
e tartarugone, con istinti da Mennea”. Curiosa l’avversione per la città, lui che fu idolo della
tentacolare Roma, ma in effetti Pruzzo era nato nel 1955 a Crocefieschi, minuscolo Comune
montano nell’entroterra genovese. Zio benzinaio a Quarto dei Mille, di fronte al ristorante ‘7 nasi’
frequentato da Renzo Fossati, presidente del Genoa. Lo zio insiste perché mandi qualcuno a vedere
il nipote, che gioca scalzo e dribbla anche i pali della porta, come ricorda lo stesso giocatore. Il
primo maestro di Pruzzo al Genoa è Riccardo Carapellese, che costringe il giovane Roberto a
calciare forte nelle mini-porte da hockey. Carapellese non è uno qualunque: ala destra, ma anche
centravanti, cresciuto nel Torino, esplose nel Milan tra ’46 e ’49 segnando 52 gol in 106 partite pur
avendo al fianco Puricelli e poi Nordahl! Pruzzo esordisce in Serie A il 2 dicembre 1973, Cesena-
Genoa 1-1. Il Genoa retrocede in B, ma due anni dopo, stagione ‘75/76, ritorna nella massima serie.
Per Pruzzo titolo di capocannoniere e soprannome di ‘O Rey di Crocefieschi’. Nella stagione ‘76/77
sigla il primo gol in Serie A, 3 ottobre 1976, curiosamente nel 2-2 di Marassi contro la Roma, la
squadra che gli darà onori e fama. La stagione successiva arriva la retrocessione in B, complice un
rigore sbagliato da Pruzzo alla penultima giornata contro l’Inter. L’idillio coi tifosi genoani s’incrina
e Pruzzo passa alla Roma. Valutazione 3 miliardi, con esborso di 1 miliardo e 400 milioni, più la
cessione di Odorizzi e la comproprietà di Giuliano Musiello e di un’ala destra promettente, Bruno
Conti.

Un’immagine usuale all’Olimpico a cavallo degli anni settanta/ottanta. Roberto Pruzzo esulta sotto la curva sud. Fonte: foto ripresa dal sito AS Roma

Regista dell’operazione il DS romanista Luciano Moggi. Dal ’78 all’88 con la Roma segna
106 gol in campionato. Per i tifosi Pruzzo diventa il ‘Bomber’ superando dopo mezzo secolo il
fiumano Rodolfo Volk detto Sciabbolone, idolo del Testaccio. Ironia del destino, segna il gol più
importante con gran colpo di testa, nel giorno dello scudetto della Roma, 8 maggio 1983 a Marassi
contro il ‘suo’ Genoa. Nell’88/89 gioca la sua ultima stagione nella Fiorentina. Fedele alla legge
dell’ex, segna un solo gol, di testa su cross di Roberto Baggio, nello spareggio per la qualificazione
in Coppa UEFA proprio contro la ‘sua’ Roma. Killer freddo e spietato sino alla fine.

5 Gennaio 20263 minuti di lettura
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