Il rosso e il nero
Podgorica, Montenegro, 9 settembre 1943. Dopo l’annuncio dell’armistizio, la 23a Divisione di Fanteria ‘Ferrara’ viene disarmata dai Tedeschi. Il generale Antonio Franceschini è arrestato e condotto nel lager polacco di Skoki. I soldati della Divisione iniziano invece una marcia forzata di circa 500 km per poi essere internati in alcuni campi di prigionia nei dintorni di Belgrado, avendo essi rifiutato di aderire alla Repubblica Sociale e combattere al fianco dei Tedeschi. Tra questi un artigliere del 19° Reggimento Murge, 21 anni non ancora compiuti, essendo nato a Pisa il 7 ottobre 1922, ma trasferitosi a Bari nel 1935 al seguito del padre capostazione. Il suo nome? Tommaso Maestrelli. Già, proprio lui, il futuro allenatore della Lazio campione d’Italia, stagione 1973-74. Nel campo di prigionia in cui è rinchiuso, a Sajmiste presso Novi Sad, contrae un’infezione alla gamba. Particolare non trascurabile, visto che la mezzala Maestrelli aveva giocato in Prima Divisione nel Bari fin dal suo esordio a 16 anni, contro il Milan all’Arena di Milano il 29 febbraio 1939, e titolare della squadra nella stagione 1940-41, fino alla chiamata alle armi per la sciagurata campagna di Grecia. Per curare l’infezione Tommaso passa quattro mesi in un ospedale, salvo poi tornare nel lager di Sajmiste. Nel settembre 1944, durante lavori di rimozione delle macerie a seguito di un bombardamento alleato, riesce a fuggire e trova protezione in una cantina, grazie alla complicità di una ragazza slava conosciuta al campo. Il 19 ottobre 1944 Tommaso si presenta al comando del Battaglione italiano Garibaldi, formato da partigiani italiani che combattono nell’Armata popolare di liberazione della Jugoslavia del generale Tito. Viene quindi arruolato, acquisendo i gradi di tenente, di capitano e quindi di commissario del 3° Battaglione della 1a Brigata Garibaldi, formato da 360 combattenti. Per tutti è il partigiano Tommy. In questo ruolo partecipa alla liberazione di Belgrado e di Zagabria guadagnando onoreficenze sia dalla Repubblica italiana e che dalla Federazione jugoslava. Tornato in Italia, nel 1946 si candida nella Lista Garibaldi e viene eletto come consigliere comunale, sposa l’amata Lina e ricomincia a giocare nel Bari, che torna in Serie A nel 1947 e conquista il settimo posto nel 1948. Nell’estate di quell’anno arriva la convocazione da parte del CT Vittorio Pozzo nella nazionale olimpica, formata da calciatori iscritti all’università come Maestrelli, il quale gioca una sola partita, il quarto di finale contro la Danimarca. Schierato per necessità come mediano e non come mezzala, è costretto a marcare il temibile John Hansen. Un vero incubo per Maestrelli, dato che in quella partita Hansen segna 4 gol nel 5-3 con cui la Danimarca elimina l’Italia. La stagione 1948-49 coincide col passaggio di Maestrelli alla Roma di Fulvio Bernardini. L’esperienza giallorossa si conclude mestamente nel 1950-51 con la retrocessione in B della Roma, di cui Tommaso è diventato capitano. Seguono due anni disastrosi nella Lucchese, che retrocede dalla Serie A in B e quindi in C. La carriera di calciatore termina là dove era iniziata, nel Bari, che Maestrelli riporta dalla Quarta Serie in Serie C nel 1954 e in Serie B nel 1955, ritirandosi nel luglio 1957.

Nella foto di pubblico dominio Tommaso Maestrelli, allora allenatore del Foggia, insignito del prestigioso premio del “Seminatore d’oro”.
Il rossonero e il biancoceleste
Attaccate le proverbiali scarpe al chiodo, Maestrelli prosegue la sua avventura nel mondo del calcio come vice allenatore del Bari fino all’autunno del 1963, quando la società gli affida la prima squadra, che milita in Serie A. Un’esperienza che termina con l’esonero alla decima di campionato. Dalla stagione 1964-65 alla stagione 1967-68 Maestrelli siede sulla panchina della Reggina in Serie C. Al primo anno centra la promozione in B, l’anno successivo sfiora addirittura una clamorosa promozione in A, che sfuma all’ultima giornata per una mancata vittoria sul campo del già promosso Lecco, uno 0-0 amaro allo stadio Rigamonti. Dopo altre due stagioni in Calabria, Maestrelli si trasferisce al Foggia, sempre in Serie B, dove rimane per tre anni con risultati eccellenti. Il primo anno i rossoneri sfiorano la conquista della Coppa Italia. Vincono il girone iniziale eliminando la Fiorentina, futura campione d’Italia, e curiosamente il Bari e il Pisa, città d’adozione e di nascita di Maestrelli. Quindi sconfiggono due volte il Napoli nei quarti di finale e rimangono in corsa fino all’ultima partita del girone finale, sconfitti in casa per 3-1 dalla Roma di Helenio Herrera e Fabio Capello, che vince così il torneo. Nel campionato 1969-70 il Foggia di Maestrelli conquista invece la promozione in Serie A. La stagione nella massima serie inizia nel migliore dei modi, il Foggia è la rivelazione del campionato. Spicca un clamoroso 5-2 rifilato alla Lazio con gol anche di un giovane Alberto Bigon e del pupillo di Maestrelli, lo sfortunato Luciano Re Cecconi. Purtroppo nel girone di ritorno la squadra crolla, finendo terz’ultima a parità di punti con Fiorentina e Sampdoria, ma retrocedendo per peggiore differenza reti con la disfatta a Varese per 3-0 nell’ultima di campionato. Un pareggio avrebbe condannato la squadra lombarda e salvato il Foggia. Ancora una volta Maestrelli deve ricominciare dalla Serie B, ma non a Foggia, bensì nella Capitale, alla guida della Lazio, anch’essa retrocessa dalla A in quel 1971. In panchina egli subentra all’argentino Juan Carlos ‘Toto’ Lorenzo, il quale non risparmia critiche al collega, accusato di inesperienza per una piazza così importante. Maestrelli deve anche fronteggiare lo scetticismo dello spogliatoio e l’aperta ostilità del bomber Giorgio Chinaglia, molto legato al mister Toto Lorenzo. A dispetto di ciò, Maestrelli detta due condizioni, la fascia di capitano a Pino Wilson e l’incedibilità di Giorgio Chinaglia: sono loro le due ‘colonne’ su cui Maestrelli costruirà il miracolo biancoceleste e ai quali rimarrà legato ‘in eterno’ e non per modo di dire. Maestrelli deve però sfoderare le antiche doti di commissario della Brigata Garibaldi per guadagnarsi la fiducia di Chinaglia, il quale ripaga l’allenatore con appelli a compagni e tifosi, che contestano duramente Maestrelli, a stringersi attorno alla squadra. Risultato: promozione in Serie A dietro la sorprendente Ternana, con pareggio 0-0 all’ultima giornata a Bari, città dove Maestrelli aveva iniziato la sua carriera calcistica. Per Chinaglia titolo di capocannoniere e convocazione in Nazionale.

