La gloria e il tormento
Il ritorno immediato in Serie A riaccende ambizioni di gloria nel club biancoceleste, ma la campagna acquisti, condizionata da scarse risorse finanziarie e dettata da Maestrelli, desta in molti tifosi e addetti ai lavori forti perplessità. In realtà quella campagna acquisti farà la fortuna della Lazio nelle due stagioni successive. Nell’estate 1972 arrivano infatti il portiere Felice Pulici dal Novara, il terzino destro Sergio Petrelli dalla Roma, il regista arretrato Mario Frustalupi dall’Inter, l’interno destro Luciano Re Cecconi dal Foggia, l’ala destra Renzo Garlaschelli dal Como e l’ala sinistra Pierpaolo Manservisi riscattato dal Napoli. Con Luigi Martini spostato dalla mediana a terzino sinistro, Giancarlo Oddi stopper davanti al capitano Pino Wilson, Franco Nanni schierato come interno sinistro e l’incedibile Giorgio Chinaglia centravanti, l’architettura della Lazio di quegli anni prende forma. All’appello manca una giovane ala sinistra proveniente dalle giovanili laziali, il grande Vincenzo D’Amico, che sostituirà Manservisi nella stagione 1973-74. Nel 1972-73 il capolavoro tattico di Maestrelli porta la neopromossa Lazio a sfiorare subito l’impresa di conquistare lo scudetto in un emozionante ‘triello’ calcistico con Juventus e Milan. Un sogno che sfuma all’ultima giornata contro il Napoli al San Paolo, minuto 89, quando Damiani segna il gol del definitivo 1-0 contro la Lazio, mentre la Juve vince 2-1 all’Olimpico contro una ‘morbida’ Roma, gol di Cuccureddu al minuto 87, e la capolista Milan perde 5-3 nella ‘fatal Verona’. Classifica finale: Juve 45, Milan 44, Lazio 43. Una vittoria della Lazio a Napoli, possibile fino al minuto 89, avrebbe consentito alla Lazio di raggiungere la Juve e giocarsi lo scudetto nello spareggio. Scudetto che arriva comunque nella stagione successiva il 12 maggio 1974: Vittoria per 1-0 alla penultima di campionato sul Foggia, altra ex squadra di Maestrelli, con rigore trasformato da Chinaglia al minuto 60, in un Olimpico tappezzato di biancoceleste. L’impresa di Maestrelli non è tanto sul campo, dove gli undici biancocelesti giocano un calcio dinamico con sovrapposizioni e scambi di posizioni, ispirati al calcio olandese, quanto nello spogliatoio, anzi nei due spogliatoi. Già, perché la squadra era divisa in due clan, il primo capeggiato da Chinaglia con Wilson, Pulici, Petrelli, Oddi e D’Amico, il secondo capeggiato da Luigi Martini con Frustalupi, Re Cecconi, Nanni e Garlaschelli, chiamato il ‘clan dei milanesi’. Nel centro sportivo di Tor di Quinto i due clan avevano spogliatoi e magazziniere separati, mangiavano in tavoli separati, senza degnarsi di uno sguardo, e nella ‘partitella’ di rifinitura di venerdì volavano insulti e botte da orbi, con infortuni che a volte pregiudicavano la partita di domenica. Arbitro di quelle sfide infuocate, giocate davanti a un folto pubblico, Tommaso Maestrelli, che fischiava la fine quando il confronto degenerava. Nulla al confronto di quanto accadde nelle due gare di ritorno dei trentaduesimi e sedicesimi di Coppa UEFA nell’autunno 1973, che tutto facevano presagire fuorché la vittoria dello scudetto.

Nella foto di pubblico dominio da sinistra Umberto Lenzini, presidente della Lazio scudettata 1973/74, l’allenatore Tommaso Maestrelli e Fulvio Bernardini ct della Nazionale italiana
La violenza e il destino
Campionato 1973-74, s’inizia con Lanerossi Vicenza-Lazio. Prima però il trentaduesimo di Coppa UEFA contro gli svizzeri del Sion. All’andata un perentorio 3-0 all’Olimpico chiude la qualificazione in anticipo. Nel ritorno a Sion la Lazio segna al 10’, ma a quel punto la squadra si rilassa e viene rimontata fino al 3-1 finale per il Sion, che qualifica comunque la Lazio. Al rientro negli spogliatoi Chinaglia aggredisce Martini, reo di scarso impegno. Spacca una bottiglia di vetro per scagliarla contro il compagno, ma Re Cecconi riesce a fermare il braccio di Chinaglia e Maestrelli riporta la calma. Nel turno successivo la Lazio affronta l’Ipswich in trasferta. Sconfitta per 4-0. Nel ritorno all’Olimpico la Lazio va sul 2-0 già al 26’ e sogna l’impresa, ma al 65’ l’arbitro olandese Van Der Kroft assegna un rigore agli inglesi, trasformato dopo veementi proteste dagli spalti, con tentata invasione, e dei giocatori laziali, secondo i quali l’arbitro era ubriaco. La partita finisce 4-2 per la Lazio, ma l’UEFA commina tre anni di squalifica, poi ridotti a uno. Negli spogliatoi alcuni giocatori laziali cercano lo scontro fisico con gli avversari, evitato da Chinaglia nell’insolita veste di paciere, come riconobbe Bobby Robson, allora allenatore dell’Ipswich. Ma per comprendere il clima assurdo che si respirava in quella Lazio bisogna sapere che nell’Hotel Americana, sede del ritiro casalingo della Lazio al km 13 della via Aurelia, i giocatori biancocelesti portavano armi di tutti i calibri trasformando il parco dell’hotel in un poligono di tiro. Bersagli erano alberi, siepi, muri e lampioni. Un giorno Luigi Martini si accovacciò dietro un muretto di cemento, invitando i compagni di squadra a sparare appena sopra la sua testa per sentire l’effetto che faceva il fischio delle pallottole! Questa era la squadra, giustamente definita ‘grande e maledetta’, che vinse il campionato 1973-74 e che nella stagione successiva giunse soltanto quarta, dopo essere stata in corsa per il secondo scudetto fino a sei giornate dalla fine, quando la Lazio, dopo la vittoria per 2-1 a Bologna, perde a sorpresa in casa col Torino per 5-1 il 6 aprile 1975. Si sta per consumare il dramma personale di Maestrelli, che dopo Bologna viene ricoverato per forti dolori gastrici e sostituito in panchina dal vice Roberto Lovati. La diagnosi è implacabile, tumore al fegato e poche settimane di vita. La notizia viene comunicata alla squadra alla vigilia di Lazio-Torino, lo shock è ovviamente tremendo, il risultato comprensibile. Per fortuna una terapia sperimentale concederà altri mesi di vita a Maestrelli, che tuttavia viene sostituito per la stagione 1975-76 da Giulio Corsini, ex Atalanta. La ‘creatura’ di Maestrelli viene smantellata con il solo acquisto di Badiani, voluto da Maestrelli, e la cessione dello stopper Oddi, del regista Frustalupi e della mezzala Nanni. I risultati deludenti portano al rapido esonero di Corsini. Miracolosamente dall’ottava giornata ricompare in panchina un ristabilito Maestrelli. Sul finire della stagione, con la Lazio invischiata nella lotta per non retrocedere, l’allenatore deve anche fronteggiare la ‘fuga’ di Chinaglia al Cosmos di New York. Maestrelli lancia al suo posto un centravanti del vivaio, Bruno Giordano. La Lazio si salva all’ultima giornata pareggiando a Como 2-2. Guarda caso, gol di Giordano e Badiani. L’ultimo atto sportivo di Maestrelli, da direttore sportivo della Lazio, è la scelta di Luis Vinicio come futuro allenatore.
Il calcio e la vitaMaestrelli muore il 2 dicembre 1976, a soli 54 anni. Per volontà degli eredi, nella cappella di famiglia a Prima Porta, accanto alle sue spoglie riposano quelle di Giorgio Chinaglia e di Pino Wilson. Circostanza unica ed emozionante, che descrive più di mille parole il profondo sodalizio umano tra queste tre persone. Il CT argentino Cesar Luis Menotti sosteneva che “chi sa solo di calcio, non sa nemmeno di calcio”. In effetti, chi ignora l’esperienza umana di Maestrelli durante la Seconda Guerra Mondiale in Jugoslavia non può spiegarsi come egli abbia saputo mantenere unita e vincente una compagine così indisciplinata e lacerata. Ma per chi è stato commissario della Brigata Garibaldi in uno dei teatri di guerra più feroci e spietati, avendo contro Wehrmacht, SS, Gestapo e Ustascia croati, e al fianco l’Armata rossa di Tito e gli ondivaghi Cetnici serbi, cosa volete che sia un gruppo di ragazzi divisi da una rivalità giovanile, la passione ‘giocosa’ per le armi e le simpatie fasciste di alcuni di loro e della frangia estrema del tifo biancoceleste?

