“Mangiaferro. Così, semplice e diretto, lo chiamava Angelito Labruna. Il fatto è che Vernazza aveva una potenza al momento di impattare il pallone che era impressionante. Dava paura opporre il corpo ai tiri di questo attaccante destro […] davanti al portiere scoccava il tiro che gli valse mille aggettivi: demolitore, schiacciatore, spacca reti.”Così si legge in una nota editoriale pubblicata sulla rivista sportiva argentina El Grafico il 3 gennaio 2008, che traduco per il Lettore. Nell’originale la parola potenza è resa col termine lunfardo polenta. Dunque vocabolo ‘padano’, importato in Argentina da emigranti lombardi e veneti, sinomino appunto di potenza e ricchezza come di chi ha la pancia piena. La nota giornalistica celebra le gesta di un’ala destra del River Plate degli anni Cinquanta, il cui nome suonerà ignoto a molti, ma che è stato il primo capocannoniere straniero della Serie B, stagione 1958-59. Si tratta di Juan Carlos Santiago Vernazza detto Guito, forma contratta di Santiaguito, ovvero Ghito nella grafia italiana. Egli giocò tre stagioni e mezzo nel Palermo entrando nel cuore dei tifosi, tanto che nel 2009 fu eletto miglior giocatore rosanero del secolo. Era nato alla Boca nel 1928, non a caso il quartiere ‘genovese’ di Buenos Aires nei pressi dell’antico porto. Del resto i Vernazza provenivano dall’omonima località delle Cinque Terre. Guito esordisce nel 1947 nel Platense, poi si trasferisce nel prestigioso River Plate. Qui, tra 1951 e 1956, vince quattro campionati argentini e forma la Maquinita ovvero la linea d’attacco erede della Maquina, il prodigioso attacco del River Plate anni Quaranta, la più grande squadra al mondo in quel decennio, assieme al Grande Torino. I cinque attaccanti erano, oltre all’ala destra Guito Vernazza, la mezzala destra Eliseo Prado, il centravanti uruguagio Walter Gomez, che Vernazza ritrova a Palermo, la mezzala sinistra Angel Labruna e l’ala sinistra Felix Loustau, questi ultimi due superstiti della Maquina: ala destra e predecessore di Vernazza Juan Carlos Muñoz, mezzala destra José Manuel Moreno e centravanti Adolfo Pedernera, poi rimpiazzato da Alfredo Di Stefano. Ah, particolare non trascurabile, negli anni di Vernazza al River muoveva i primi passi tale Omar Sivori! Ebbene, la cosa incredibile è che, a dispetto di questi nomi, che appartengono al gotha del calcio mondiale, Vernazza arriva a Palermo nel gennaio 1957 da perfetto sconosciuto, quando la squadra è penultima alla fine del girone d’andata.

Alla prima partita viene addirittura fischiato per aver tolto il posto al beniamino di casa Franco Maselli! Il Palermo retrocede in B, ma Vernazza fa capire subito il suo valore, segnando 11 dei 19 gol del Palermo nel girone di ritorno. Nella stagione successiva i rosanero falliscono la risalita, ma Vernazza mette a segno altre 12 reti. Il ritorno nella massima serie arriva nel 1958-59 sotto la guida di Cestmir Vypaleck e i ‘missili’ di Ghito Vernazza, 19 in tutto. Tra questi si ricordano quelli contro le due squadre lariane alla Favorita: la doppietta contro il Lecco, risultato finale 5-4 per i rosanero, e la clamorosa tripletta nel 3-1 contro il Como, in vantaggio per 1-0 fino a sei minuti dalla fine! Senza dimenticare la doppietta di Vernazza contro il Parma, risultato 7-1 per il Palermo, con un aneddoto gustoso. Uno dei suoi tiri proverbiali finì sull’esterno della rete, ma con tale potenza che il pallone bucò la rete stessa e s’insaccò. L’arbitro concesse il gol, ma Vernazza confessò la verità al direttore di gara, che annullò la rete! Nota finale: prima di concludere la carriera nel Lanerossi Vicenza, Vernazza si trasferì al Milan nella stagione 1960-61 realizzando 14 reti in 29 partite a fianco di José Altafini e Gianni Rivera!

