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Massimo Cogliati ci racconta i campionati dopo la prima riforma

1929-30 Primi campionati di Serie A e B – La scuola danubiana

Fu l’influente gerarca fascista di Bologna Leandro Arpinati, in qualità di presidente della FIGC, a riformare i campionati di calcio italiani istituendo dalla stagione 1929-30 la Divisione Nazionale, suddivisa in due campionati a girone unico ovvero le odierne Serie A e Serie B, entrambe formate da 18 squadre. Questa riforma portò a compimento la Carta di Viareggio del 1926, con la quale, per volontà del regime fascista, furono estromessi i calciatori stranieri dai campionati, salvo poi aprire le porte agli oriundi italiani dal Sud America. Ebbene, a dispetto della nazionalizzazione forzata, se scorriamo il nome degli allenatori delle squadre di Serie A e Serie B della stagione 1929-30, notiamo un fenomeno opposto ovvero la presenza massiccia di allenatori stranieri. In concreto, tra i 18 allenatori di Serie A troviamo 8 ungheresi, 4 austriaci, 2 inglesi, 1 scozzese e solo 3 italiani. Anche in Serie B la presenza di tecnici stranieri era massiccia: 7 ungheresi, 2 austriaci e 1 inglese contro 8 allenatori italiani. Parte di questi allenatori stranieri furono calciatori di squadre italiane fino al termine della stagione 1927-28, ultima nella quale si potevano schierare due stranieri, uno solo dei quali in campo. Il dato più eclatante è la netta maggioranza di tecnici austriaci e soprattutto ungheresi – due terzi in Serie A, metà in Serie B – esponenti di quella scuola danubiana, che dominava da un paio di decenni la scena calcistica dell’Europa continentale. Un contributo tecnico determinante per la crescita del movimento calcistico nazionale, mai pienamente riconosciuto e ormai dimenticato. Per la verità, proprio sul finire degli anni Venti, l’Italia si stava affacciando alla ribalta internazionale con la medaglia di bronzo ai Giochi olimpici di Amsterdam del 1928 e la vittoria nella Coppa Internazionale 1927-1930, antesignana del Campionato europeo. Un trofeo conteso da Austria, Cecoslovacchia, Italia, Svizzera e Ungheria. Grazie al lavoro dei due CT, l’alessandrino Augusto Rangone e il torinese Vittorio Pozzo, stava nascendo la scuola italiana, capace di elaborare un proprio stile di gioco nella contrapposizione tra sistema (WM inglese) e metodo (doppio W) danubiano. Il WM, schema elaborato dal tecnico dell’Arsenal Herbert Chapman, prevedeva difesa a uomo con terzini d’area allargati a marcare le ali e centromediano arretrato a marcare il centravanti, squadra lunga, gioco verticale, specializzazione dei ruoli e centravanti terminale d’attacco. Il doppio W, schema elaborato dall’ebreo austriaco Hugo Meisl con la consulenza dell’anglo-irlandese Jimmy Hogan, padre del calcio austriaco e poi ungherese, prevedeva invece difesa a zona, 

squadra corta, fraseggio orizzontale, interscambio di ruoli e centravanti arretrato per favorire inserimenti. Entrambi gli schemi erano interpretati in senso offensivo, con grande dispendio fisico e mentale. Rangone e soprattutto l’anglofilo Pozzo operano un mix tra i due schemi, che interpretano in senso difensivo, con risparmio fisico e mentale. Difesa a zona coi due terzini al centro dell’area, come nel metodo, arretrando però i due mediani laterali sulla linea dei due centrali contro le ali avversarie. Davanti ai terzini d’area il centromediano a fare da frangiflutti e all’occorrenza marcare a uomo l’avversario più pericoloso, ma soprattutto pronto a ribaltare rapidamente l’azione con lanci in profondità verso le ali e squadra ‘allungata’. Così l’11 maggio 1930 l’Italia vincerà la prima Coppa Internazionale espugnando Budapest con un tonante 5-0, tripletta dell’allora centravanti Giuseppe Meazza e gol dell’ala destra Raffaele Costantino del Bari, squadra di Serie B!

1929-30 Tecnici stranieri della Serie B – Dalla provincia italiana al mondo

Proprio da Bari proseguiamo il nostro racconto per scoprire chi erano i tecnici stranieri della Serie cadetta 1929-30. Personaggi che seppero inserirsi nella realtà di provincia, ma con insospettabili carriere internazionali. Questi i loro nomi, nazionalità e squadra allenata: gli austriaci Josef Uridil (Bari) e Rudolf Stanzel (Venezia); gli ungheresi Karoly Csapkay (Fiorentina), Imre Pozsonyi (Fiumana), Ferenc Plemich (Lecce), Otto Krappan (Monfalconese CNT), Arpad Hajos (Pistoiese), Gyorgy Koszegi (Prato) e Andras Kutik (Verona); l’inglese James Broad (Spezia), .

Josef Bepi Uridil, detto Der Tank, il carro armato, fu la prima stella del calcio austriaco fino all’avvento di Mathias Sindelar, centravanti esile e tecnico del Wunderteam di Hugo Meisl, l’esatto opposto di Uridil. Centravanti di sfondamento del Rapid Vienna dal 1918 al 1927 Uridil segnò 127 gol in 106 gare di campionato, 40 gol in 11 gare di coppa, 8 gol in 8 gare con la nazionale austriaca. Calciatore professionista, fu tanto popolare che una birra a doppio malto e un liquore al cioccolato venduto in una bottiglia di vetro a forma di pallone recavano il suo nome. Nel 1922 il compositore Hermann Leopoldi scrisse un foxtrot di grande successo Heute spielt der Uridil, oggi gioca Uridil, e Uridil fu anche attore in ‘Dovere e onore’, film del 1924. Nel biennio 1928-29 fu allenatore del Ripensia Timisoara, prima squadra professionistica di Romania. La stagione successiva fu appunto ingaggiato dal Bari. Fu CT della Romania nel mondiale 1934 e quindi ebbe una carriera anonima tra Svizzera, Serbia e Germania. Unico sussulto il titolo austriaco col suo Rapid Vienna nel 1953-54.

Imre Pozsonyi, nato nel 1882, fu tra i pionieri del calcio ungherese. Nella stagione di Serie B 1929-30 allenò soltanto per 7 partite la Fiumana – la squadra di Fiume oggi Rijeka nell’odierna Croazia – per poi essere esonerato. Un fallimento inatteso, visto che lo storico del calcio inglese Jonathan Wilson lo definisce: “uno dei primi fuoriclasse dello sport in Ungheria […] Giocò per una rappresentativa ungherese nel 1901 […] diventando uno dei primi pilastri del centrocampo dello MTK […] Più tardi divenne un allenatore di successo vincendo un campionato polacco col Cracovia nel 1921, un campionato catalano e una Coppa del Re col Barcellona nel 1924-25 e titoli jugoslavi col Gradanski Zagabria nel 1926 e 1928”. Dopo Fiume Pozsonyi “lavorò con la squadra messicana del Real Club España prima di trasferirsi a New York” nella squadra ebraica della Hakoah e senza contare che “il presidente del Bayern Kurt Landauer cercò di ingaggiare […] Imre Pozsonyi, in procinto di lasciare Barcellona”, che “tuttavia scelse di accettare un’offerta del DFC Praga”. Il Deutscher Fussball Club era la squadra fondata dalla comunità ebraica di Praga.

James Jimmy Broad, inglese, classe 1891, dal 1913 al 1927 giocò come centravanti o interno destro nelle prime tre divisioni inglesi realizzando 91 reti in 177 partite. In particolare dal 1921 al 1924 mise a segno 67 gol in 116 partite con lo Stoke City, sfruttando i cross del fratello Tommy. Dopo due anni in squadre minori intraprese la carriera di allenatore.Secondo Tony Matthews, autore di The Encyclopaedia of Stoke City, 1868 to 1994, Broad avrebbe allenato il Deportivo La Coruña in Spagna, quindi in Turchia, Italia, Norvegia, Olanda e Sudafrica. L’esperienza italiana in Serie B con lo Spezia durò sino al termine del girone d’andata. Dal 1931 fino al 1963, anno di morte, Broad fu custode del campo del Chelmsford City. Notizia curiosa: nel 1950 gli fu vietato di allenare la squadra femminile del Chelmsford, pena la sospensione dalla Football Association! 

15 Luglio 20266 minuti di lettura
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