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Fiume: l’intreccio tra storia, politica e calcio alla fine della Grande Guerra. I grandi campioni (II parte)

6. I grandi campioni fiumani

In questa ‘pennellata’ rendiamo doverosamente omaggio a cinque dei quattordici calciatori nati a Fiume e che hanno militato in squadre di Serie A con risultati eccellenti.

Mario Varglien o Varglien I (1905-1978), mediano destro. Dal 1920 al 1926 giocò nell’Olympia, nel 1926-27 nella neonata Fiumana. Fu quindi ingaggiato dalla Pro Patria di Busto Arsizio, neopromossa in Divisione Nazionale. A Busto rimase un solo anno, insieme con Nicolò Giacchetti, interno destro anch’egli fiumano, e il centravanti Andreas Kregar, nativo di Pola. I tre avevano giocato insieme fin dai tempi dell’Olympia. Dalla stagione 1928-29 fino al 1941-42 fu una colonna della Juventus, con la quale vinse cinque scudetti e due Coppe Italia. Fu inoltre tra i convocati per la Coppa del Mondo vinta dall’Italia nel 1934, ma gli fu preferito il romanista Attilio Ferraris. Con 353 presenze in campionato è il decimo bianconero di tutti i tempi. Da allenatore del Como conquistò una promozione in Serie A nella stagione 1948-49, guidando i lariani nella massima serie per altri due anni.

Giovanni Varglien o Varglien II (1911-1990), mediano o difensore. Cresciuto nelle giovanili della Fiumana, giocò in prima squadra una sola stagione, 1928-29, prima di raggiungere il fratello maggiore Mario alla Juventus, dove rimase fino alla stagione 1946-47 totalizzando 379 presenze in campionato, quinto bianconero di tutti i tempi. Come il fratello vinse cinque scudetti e due Coppe Italia, diversamente da lui riuscì a giocare tre partite in Nazionale. Chiuse la carriera di calciatore al Palermo con promozione in Serie A, stagione 1947-48, per poi allenare i rosanero nella stagione successiva.

Rodolfo Volk (1906-1983), centravanti. Giocò nelle giovanili di Juventus Enea e Savoia Fiume, esordendo in prima squadra nel Gloria, stagione 1925-26. A Firenze per il servizio militare, esordì nella neonata Fiorentina con lo pseudonimo di Bolteni per aggirare le limitazioni imposte dall’esercito. Tornato a Fiume dopo il congedo, giocò nella Fiumana, stagione 1927-28. Qui formò una coppia d’attacco micidiale con Mihalich (vedi sotto), segnando 16 gol in 16 partite. Al termine di quel campionato Napoli e Roma si contesero i due campioni fiumani, tanto che dovette intervenire la FIGC assegnando Mihalich al Napoli e Volk alla Roma. Ingaggiato dalla Roma insieme con Fulvio Bernardini, vero monumento del calcio italiano, Volk divenne subito l’idolo del Testaccio. Il primo gol segnato in questo stadio fu suo, come anche il primo gol romanista nel primo derby contro la Lazio. Suoi soprannomi in romanesco Sciabbolone e Sigghefrido (Sigfrido): Sciabbolone per la sua statura in contrasto con Sciabboletta, irriverente nomignolo affibbiato a Vittorio Emanuele III; Sigghefrido per i suoi capelli biondi. Per volontà del regime il suo cognome fu invece italianizzato in ‘Folchi’. Nei cinque campionati giocati coi giallorossi Volk segnò 102 gol in 157 partite, superato solo da Totti e Pruzzo. Dopo due stagioni a Pisa e Trieste nel biennio 1933-35, tornò nella sua Fiumana in Serie C fino alla stagione 1941-42, giocata in Serie B. Bilancio notevole di 74 gol in 145 partite. Esule in Italia dal 1947, fece le sue ultime apparizioni in Promozione nel Montevarchi, stagione 1948-49.

Marcello Mihalich (1907-1996), interno destro. Se i gesti tecnici di Volk erano giravolta improvvisa e tiro potente, quelli di Mihalich erano dribbling, finte e tiro preciso. Cresciuto a Fiume nelle giovanili del Tarsia, nel triennio 1923-26 giocò nell’Olympia e dunque fu avversario di Volk, mentre i due si ritrovarono compagni affiatati nella Fiumana nella stagione 1927-28. Mentre Volk raggiunse Roma nella stagione 1928-29, Mihalich si trasferì a Napoli nella stagione 1929-30, la prima della Serie A a girone unico. Al suo fianco in attacco come centravanti c’è Attila Sallustro, oriundo paraguaiano, uno dei primi divi del calcio italiano e il primo idolo della tifoseria napoletana. L’interno sinistro è invece Antonio Vojak, istriano di Pola e vero bomber della squadra (102 reti, superato solo da Mertens nel 2021). Mihalich e Sallustro sono uomini-assist, anche se non disdegnano la soluzione personale. In quella stagione Mihalich segna 10 reti, Sallustro 13 e insieme ne fanno segnare 20 a Vojak. Numeri simili nelle due stagioni successive di Mihalich al Napoli. La coppia Mihalich-Sallustro funziona a meraviglia, tanto che Vittorio Pozzo convoca entrambi per l’amichevole contro il Portogallo a S. Siro il 1° dicembre 1929. Doppietta di Mihalich e gol di Sallustro nel 6-1 finale. Purtroppo una frattura del braccio in campionato poco dopo stronca la carriera in Nazionale di Mihalich e, di conseguenza, di Sallustro. Vittorio Pozzo preferirà a loro l’alessandrino Giovanni Ferrari e il milanese Giuseppe Meazza dell’Ambrosiana. Proprio all’Ambrosiana-Inter approda Mihalich dopo tre anni a Napoli. Alla corte di Meazza, giocherà solo 11 partite, ma con 7 reti. Ancor peggio l’anno dopo alla Juve, quella dei cinque scudetti di fila, dove ritrova i fratelli fiumani Varglien: 6 presenze, 0 gol. Da lì il declino, con stagioni in B e C, nella Pistoiese, nel Catania e nella Fiumana, sua ultima stagione nel 1937-38, dove ritrova l’amico Volk.

Ezio Loik o Loik II (1919-1949), interno destro. Nacque a Fiume durante la reggenza del Carnaro. Era secondo di tre fratelli: il maggiore era Ervino (classe 1915), che giocò nella Fiumana con Ezio e per questo fu detto Loik I; quindi Ezio detto Loik II; infine Egeo (classe 1923), milite della GNR, morto di malattia a Oderzo nel gennaio 1945. Il padre era operaio nel silurificio Whitehead, fondato da inglesi nel 1875 e oggi proprietà Fincantieri. Ezio crebbe nelle giovanili del Leonida Fiume, quindi giocò nella sola stagione 1936-37 con la Fiumana. Fu acquistato dal Milano, cioè dal Milan, dove giocò nel triennio 1937-1940. Quindi il passaggio al Venezia, dove cominciò a far coppia con Valentino Mazzola, proveniente anche lui da Milano, ma dal modesto Gruppo Calcio Alfa Romeo. Nella stagione 1940-41 il Venezia, guidato dalla ‘coppia d’assi’ vinse a sorpresa la Coppa Italia, l’anno successivo fu semifinalista in Coppa, ma soprattutto terminò il campionato al terzo posto, dietro Roma e Torino. Proprio i granata acquistarono la promettente coppia di mezze-ali neroverdi, su indicazione ‘clandestina’ del consulente privato del presidente Ferruccio Novo ovvero l’ebreo ungherese Erno Erbstein, ufficialmente allontanato dal Torino a causa delle leggi razziali alla fine del 1938. Piccolo inciso: Erbstein era stato giocatore dell’Olympia nel 1924-25. Come spiegato in una ‘pennellata’ dedicata agli allenatori stranieri in Italia, il Torino 1942-43 aveva adottato per merito dell’allenatore ungherese Andras Kutik lo schema tattico WM o sistema, con un quadrilatero di centrocampo formato da due mediani davanti ai tre difensori e da due interni davanti ai tre attaccanti. Questa disposizione esaltò le doti dei giocatori del Torino, che da quella stagione e fino alla tragedia di Superga vinse cinque scudetti e una Coppa Italia. Il grande giornalista vercellese Ettore Berra, in un articolo su ‘Il calcio illustrato’ del 10 novembre 1942, cioè all’inizio dell’avventura di Loik nel Grande Torino, ci offre un superbo profilo tecnico-tattico del calciatore fiumano: “Sopravvive ancora in Loik, come in Mazzola, a tratti la tendenza del palleggio di metà campo, quel palleggio in cui le mezze-ali si cercano e concordemente avanzano scambiandosi ad ogni due o tre passi la palla […] Ora, il sistema dei granata li sta orientando ad una tattica non abituale […] La nuova tattica viene ora assimilata dai due atleti,  e sembra che Loik vi si adatti meglio: Mazzola è più prodigio, Loik è più parsimonioso. Se il primo macina una quantità enorme di giuoco, il secondo lavora di meno […] La sua meccanica di giuoco è semplicemente più stringata, si sviluppa non lateralmente ma in profondità […] La figura di Loik è dunque una delle più marcate di questo periodo, che vede il formarsi di quel giuoco, tanto lontano dalla vecchia tradizione […] Loik è una mezz’ala modello. Si sta ambientando ottimamente nel sistema, e dimostra di saper trarre dalla nuova tattica il sugo essenziale. E’ un segno di adattabilità ma è anche un segno di intelligenza, quell’intelligenza che nei nostri giuocatori non è poi tanto diffusa quanto di vorrebbe credere”. Amen.

5 Agosto 2026•7 minuti di lettura
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