Fascio Giovanni Grion (1920-1931)
Nella Venezia Giulia di quegli anni calcio e politica non potevano essere disgiunte. In attesa che la diplomazia internazionale ridefinisse i confini orientali, il Comitato Regionale Giuliano, non potendosi affiliare in pianta stabile alla FIGC, nella stagione 1920-21 organizzò il primo torneo regionale, vinto dall’Olympia di Fiume proprio sul Grion di Pola. Nella stagione 1921-22 il torneo fu denominato Coppa Giulia e le partecipanti furono 8: Edera Fiume, Edera Gorizia, Edera Trieste, Fascio Giovanni Grion, Gloria Fiume, Monfalconese, Olympia Fiume e Triestina. Notevole la circostanza che tre di queste squadre si chiamassero Edera, a riprova del radicamento del Partito repubblicano, all’origine anche del Fascio Grion. La Coppa Giulia fu vinta dal Fascio Grion davanti all’Edera di Pola. Entrambe le squadre polesi furono promosse direttamente nella Seconda Divisione nazionale, (antenata della Serie B). La terza promossa fu la Monfalconese, vincitrice nello spareggio contro la Triestina. La stagione successiva terminò con l’immediata retrocessione del Grion in Terza Divisione, dopo lo spareggio perso con l’Olympia. Il Grion rimase in Terza Divisione per alcuni anni. Al termine della stagione 1925-26 l’Edera di Pola fu sciolta dalle autorità fasciste in quanto emanazione del Partito repubblicano e i suoi calciatori confluirono nel Fascio Giovanni Grion, nome decisamente più gradito al regime. La stagione seguente il Grion conquistò sul campo la Seconda Divisione, che, a dispetto del nome, dal 1929-30 si trasformò in Prima Divisione, terza serie nazionale dopo la creazione delle Serie A e B. Non posso terminare il racconto degli anni Venti senza citare il più importante calciatore cresciuto nel Fascio Grion: Antonio Vojak o Vojak I per distinguerlo dal fratello minore Oliviero o Vojak II. Antonio Vojak, nato a Pola nel 1904, gioca nel Grion dal 1921 al 1924, anno in cui parte per svolgere il servizio militare a Roma. Qui, nella stagione 1924-25, viene ingaggiato dalla Lazio come interno sinistro. Al suo fianco come centravanti tale Fulvio Bernardini. Nelle libere uscite di caserma Vojak segna 7 gol in 10 partite di campionato. Dopo il servizio di leva lo acquista la Juventus, che l’anno successivo vince il campionato. Nella Juve rimane quattro anni: 46 gol in 102 presenze di campionato. Quindi i sei anni a Napoli, dal 1929 al 1935: 102 gol in 190 presenze di campionato. Curiosità: Vojak scendeva in campo calandosi in testa un basco. Così lo descrive Alberto Fasano su ‘Hurrà Juventus’ nel 1965: “di eccellenti doti atletiche, magro e ossuto, ma resistentissimo alle fatiche di un torneo, generoso oltre ogni limite, sufficientemente tecnico per imporre i diritti di una certa classe, forte stoccatore a rete, anche se non eccessivamente preciso […] ma possedeva un enorme senso tattico”.
5. Fascio Giovanni Grion (1931-1933)
Il Grion rimase in Prima Divisione fino alla stagione 1931-32, anno della clamorosa promozione in Serie B. Il campionato, cui partecipavano 91 squadre, era diviso in sei gironi, che qualificavano alla fase finale le prime due squadre di ogni girone. La fase finale, con tre promozioni in palio, era composta da tre gironi da quattro squadre ciascuno. Nel girone A della prima fase il Fascio Grion si classificò secondo dietro la SPAL. Fu quindi inserito nel girone finale A con Foggia, Forlì e Salernitana. Il Grion conquistò la promozione con una giornata d’anticipo permettendosi il lusso di perdere 6-1 a Foggia nell’ultima giornata. Le partite interne del Grion furono giocate sul campo sportivo del Littorio, inaugurato il 28 ottobre 1931 alla presenza del principe Umberto II di Savoia e della moglie Maria José. La rosa del Grion era formata da giocatori nativi di Pola tranne il centravanti romano Giovanni Battioni. L’allenatore era l’ungherese Jozsef Gulyas, già calciatore in Italia dal 1921 al 1927 (Cremonese, Virtus Bologna, Suzzara, Comense e Mantova) e già allenatore della Cremonese prima di sedere sulla panchina del Grion. Il triennio 1932-1935 costituisce l’apice della storia sportiva del Grion, che riesce a disputare tre campionati di Serie B nonostante le scarse risorse finanziarie e puntando sempre sul vivaio locale o vecchie glorie polesi a fine carriera, come Rodolfo Ostromann o Ostromann II per distinguerlo dagli altri due fratelli calciatori, Vittorio e Giuseppe. Già centravanti del Milan tra 1924 e 1928 e soprannominato dai tifosi milanesi el negher per il suo colorito scuro, aveva colpo di testa, scatto bruciante e tiro potente. Crebbe nelle giovanili del Grion, esordì in prima squadra nell’Edera Pola (1921-24) per poi essere ceduto al Milan, quindi alla Triestina e al Legnano in Serie A e infine al Cagliari in Serie B, prima di chiudere la carriera nel ‘suo’ Grion. Nella prima stagione di Serie B, 1932-33, il Grion partì senza allenatore, le cui veci furono svolte per metà campionato da Giorgio Cidri, mediano sinistro nel Grion, ma con un passato da ala sinistra. Cidri aveva avuto un percorso parallelo a Ostromann: esordio nell’Edera Pola (biennio 1922-24) e quindi trasferimento al Milan (biennio 1924-26), per poi scendere in Prima Divisione nella Monfalconese (biennio 1926-28) e risalire la china con Brescia e Legnano (biennio 1929-31) in Serie A. Infine il quadriennio conclusivo al Grion (1931-35). Il girone d’andata, a guida Giorgio Cidri, si conclude col penultimo posto a 8 punti, ma solo perché l’ultimo posto è occupato dalla Monfalconese, ritiratasi per motivi economici dopo la sesta giornata. Il Grion si affida perciò alle cure dell’ennesimo allenatore ungherese, Elemer Kovacs, col quale la squadra conquista 16 punti e la salvezza per il rotto della cuffia: quartultima con un punto in più sull’Atalanta e tre sulla Pistoiese, retrocesse in Prima Divisione con la rinunciataria Monfalconese.
6. Fascio Giovanni Grion (1933-1935)
La stagione 1933-34 è certamente l’apice della storia del Fascio Giovanni Grion. La Serie B di quell’anno tornò a disputarsi su due gironi di 13 squadre ciascuno, ma non su base territoriale. Peraltro furono riammesse le squadre retrocesse l’anno prima. Il Grion fu inserito nel girone B, in cui giocavano sia squadre lombarde (Atalanta, Cremonese e Comense, cioè Como), emiliane (Modena e SPAL) e venete (Hellas Verona, Vicenza e Serenissima, cioè Venezia), ma anche umbre e toscane (Perugia e Pistoiese) e pugliesi (Bari e Foggia). Squadre di grandi città, che tuttavia non impedirono al Fascio Grion di piazzarsi sesto. La squadra polese aveva confermato quasi in toto l’organico dell’anno precedente con l’allenatore Kovacs e l’inserimento di un altro ‘figliol prodigo’ di Pola, Mario Bonivento, ala destra rapidissima col pallone al piede. Anch’egli come Ostromann aveva alle spalle una discreta carriera in Serie A. Dopo l’anno d’esordio nei Giovani Calciatori Polesi, militò nell’Edera Pola dal 1921 al 1925, quindi in varie squadre per un solo anno: Edera Trieste, Audace Taranto e Juventus. Nel biennio 1928-30 giocò nella Pro Patria di Busto Arsizio, sempre in A, a seguito dello scambio che portò il fiumano Mario Varglien alla Juve. Qui fece coppia col fiumano Andrea Kregar. Quindi altre singole stagioni al Vomero (Prima Divisione), al Napoli, dove fu compagno del concittadino Antonio Vojak e del fiumano Marcello Mihalich, ma senza fortuna. Infine, l’anno prima di tornare a Pola, giocò nel Livorno con promozione in Serie A. Ottimo biglietto da visita per presentarsi al Fascio Grion. Dopo la gloria della stagione 1933-34 arriva il crollo traumatico della stagione 1934-35, che si era aperta con due novità: il trasferimento dello stadio da via Medolino al Prato in viale Roma e la sostituzione dell’allenatore Kovacs col connazionale Eugen Payer. Il giorno nero è domenica 27 gennaio 1935, quattordicesima giornata. Dopo tredici giornate il bilancio del Grion è sconfortante: 7 miseri punti, frutto di 3 vittorie e 1 pareggio interno, contro 9 sconfitte. Ultimo posto in coabitazione col Perugia. Al Littorio di Pola si presenta la Pistoiese, terza in classifica, nella quale gioca il fiumano Marcello Mihalich. Proprio lui apre le marcature al 42’ del primo tempo, ma il Grion pareggia un minuto dopo con Bucci e passa in vantaggio al 55’ con gol di Curto. La vittoria sembra ormai a portata di mano dei polesi, ma il toscano Aldo Melani pareggia all’89’ con un gol fantasma, così descritto nell’articolo del Corriere del Tirreno di lunedì 28 gennaio: “Melani riusciva a sferrare un forte tiro contro il montante: il portiere si lanciava in tuffo e riusciva ad afferrare la palla con la mano sinistra, cadendo quindi a terra fuori della linea bianca. L’arbitro fischiava invece il goal. Ma a questo punto, mentre i giocatori polesi tentavano di dimostrare che la palla non aveva passato la linea bianca, alcuni tifosi invadevano il campo e l’arbitro, colpito ed eccitato, sospendeva la gara, ritirandosi quindi negli spogliatoi, protetto dai carabinieri, tra il clamore infernale della folla, che riteneva, a ragione, che il goal non ci fosse stato”. Per la cronaca, l’arbitro era Raffaele Collina di Savona, il cui referto causò: sconfitta a tavolino 2-0, multa di mille lire, squalifica del campo per tre giornate, squalifica a vita di cinque giocatori (difensori Tomich e Vatta, mediani Branco, Cidri e Monti). A quel punto il Grion annunciò il ritiro dal campionato, che la FIGC punì con annullamento di tutti i risultati sportivi acquisiti in stagione, radiazione dai ruoli federali del Fascio Grion e svincolo dei suoi tesserati.
7. Fascio Giovanni Grion (1935-1945)
Il provvedimento di radiazione fu impugnato dal Fascio Grion nell’estate 1935 e, complice la riforma del campionato di Prima Divisione con la nascita della Serie C, il Direttivo federale decise per il reintegro nei ruoli federali del Grion e il suo inserimento nel girone A. La squadra polese terminò quartultima e destinata a retrocede nella nuova Prima Divisione (quarta serie nazionale), ma fu ripescata per allargamento della Serie C da 64 a 76 squadre. Non fu l’unico caso di ripescaggio del Grion, dato che dal 1935-36 al 1942-43, ultima stagione prima dell’interruzione bellica, la Serie C passò da 64 squadre suddivise in 4 gironi a 145 squadre suddivise in 12 gironi! Il secondo ripescaggio avvenne al termine della stagione 1941-42, paradossale preludio al miglior piazzamento del Grion nelle sue otto stagioni in Serie C, con un dignitoso quinto posto appena dietro la Fiumana. Al termine del campionato si giocò la Coppa Aldo Fiorini, antenata della Coppa Italia di categoria. Un torneo a eliminazione diretta tra 64 squadre di Serie C, con gare di andata e ritorno. Il Fascio Grion eliminò la squadra istriana dell’Ampelea, di cui parlerò nella prossima ‘pennellata’, e fu quindi eliminata nel doppio confronto dalla squadra triestina del 94° Reparto Distrettuale, che schierava come centromediano una vecchia gloria della Triestina, tale Nereo Rocco! Fino a tutto novembre 1944 il Grion non giocò più partite, quindi si iscrisse alla Coppa dell’Adriatico. Oltre al Fascio Grion al girone unico istriano si iscrissero il GS 41° Corpo Vigili del Fuoco, il GS Compagnia Costiera e il GS l’Organizzazione Todt, nomi che da soli descrivono il clima di guerra in cui si giocò. Per il Grion tre sonore sconfitte; l’8 dicembre 4-2 contro la Compagnia Costiera, il 17 dicembre 7-2 contro i Vigili del Fuoco e il 7 gennaio 1945 6-1 contro l’Organizzazione Todt. Domenica 11 febbraio Il Fascio Grion affrontò in amichevole una rappresentativa tedesca. Vittoria schiacciante dei nerostellati di Pola per 8-1, con poker di Salomone, doppietta di Ziz e gol di Terlizzi e Urbani. Gol della bandiera tedesca di Kail. Formazione Grion: Defranceschi; Mazzaro e D’Agostino; Rubini, Bassi e Ziz; Terlon, Formica, Urbani, Sandri e Salomone. Formazione tedesca: Niederdökl; Sennanbend e Kürlings; Schulze, Kischle e Rankurt; Limberg, Kitzer, Müller, Kail e Kohler. Arbitro: Profilo [fonte L’arena di Pola]. I protagonisti di quell’incontro non potevano immaginare che questo sarebbe stato l’ultimo atto della storia del Fascio Giovanni Grion. Il primo maggio 1945 le truppe jugoslave occuparono Pola. I dirigenti del Fascio Grion fuggirono nel timore di essere giustiziati dai partigiani di Tito, ma anche il Governo Militare Alleati proibì al Grion di riprendere l’attività in quanto società ‘fascista’. Già, perché lo scioglimento del Fascio Giovanni Grion non fu mai formalizzato, tanto che altre squadre polesi tentarono senza esito di appropriarsi del titolo sportivo dei nerostellati allo scopo di disputare il campionato misto B-C nel 1945-46, ma la FIGC rifiutò tale trasferimento attribuendo l’inattività a causa di forza maggiore. Ancora il 18 agosto 1946 il Grion risultava tra le aventi diritto all’iscrizione alla Serie C per la stagione 1946-47 [fonte Corriere dello Sport]. Un giorno tragico per Pola, segnato dall’eccidio sulla spiaggia di Vergarolla, che spinse i Polesi a lasciare in massa la loro città. Alla fine saranno circa 30.000. Il 7 marzo 1947 il piroscafo Toscana trasportò a Venezia anche le salme dei martiri irredenti Nazario Sauro e Giovanni Grion, un atto dal potente valore simbolico, che sanciva la fine della presenza italiana a Pola. Anche l’eroe che aveva ispirato una generazione di sportivi si unì all’esodo del suo popolo.

