1. Economia e calcio istriani, binomio inscindibile.
Nelle mie ‘pennellate’ dedicate alle squadre di calcio di Fiume e Pola le vicende sportive si sono spesso intrecciate alle drammatiche vicende politiche di Venezia Giulia, Istria e Dalmazia, tra inizio Novecento e fine della Seconda Guerra Mondiale. In questo nuovo racconto seguirò invece l’intreccio, non meno articolato e affascinante, tra l’economia istriana e una squadra, la cui storia è un’autentica fiaba sportiva. Sede della squadra è Isola d’Istria, in sloveno Izola, oggi parte della Slovenia e centro a vocazione turistica di 11.400 abitanti, con un’esigua minoranza italiana (4%). Un tempo Isola era una cittadina fiorente, con un porto commerciale e una flotta di pescatori, fabbriche di liquori, industrie conserviere e cantieristica navale. Nel primo censimento italiano del 1921, città e frazioni dell’entroterra contavano 8.457 abitanti, di cui 6.110 italiani (72,2%). Nella città di Isola gli italiani erano 5.925 (99,9%), gli sloveni 7 (0,1%), mentre nell’entroterra gli italiani erano solo 185 (7,3%) contro 2.525 sloveni (92,7%). Tutti questi elementi, per dirla in gergo calcistico, entreranno in campo per giocare nel proprio ruolo e sostenere la squadra di calcio locale, unica fin dal nome, Ampelea. Il nome deriva dal greco àmpelos, cespo di vite. In realtà il nome originario della squadra non era Ampelea, ma era pur sempre un nome ‘botanico’.
2. Nascita del calcio a Isola d’Istria (1923-1934)
Col Trattato di Rapallo del 12 novembre 1920 l’Istria divenne parte del Regno d’Italia. Col Regio Decreto del 18 gennaio 1923 fu quindi istituita la provincia di Pola, nella quale fu inserito il Comune d’Isola d’Istria. Con buona pace di Casa Savoia, l’attivismo del Partito repubblicano italiano era molto radicato in Venezia Giulia, tanto che l’11 marzo 1923 anche a Isola d’Istria un gruppo di giovani simpatizzanti fondò l’ennesima associazione sportiva Edera Isola. In una foto in bianco e nero si vedono i calciatori indossare maglie di colore scuro, forse rosso, con una foglia d’edera sul petto. Col discorso alla Camera del 3 gennaio 1925, in cui Mussolini si assunse la “responsabilità politica, morale e storica” del delitto Matteotti, ebbe inizio la dittatura fascista e decretata la fine del pluralismo partitico. Ragion per cui i ragazzi dell’Edera pensarono bene di cambiare nome alla loro associazione sportiva da Edera e Virtus Isola, assumere l’azzurro come colore sociale e iscriversi alla FIGC. C’era però un problema di ordine pratico. Il campo di gioco, stretto tra la strada e il Mar Adriatico, aveva dimensioni inferiori ai 45 x 90 metri per potersi iscrivere ai campionati ufficiali del Comitato Giuliano. Perciò fino al 1933 la Virtus Isola poté solo giocare amichevoli o partecipare a tornei locali. Nel frattempo, grazie all’opera gratuita di dirigenti, giocatori e tifosi, a forza di carrettate di terra e pietre, si riuscì a interrare una striscia di mare sufficiente per allargare il campo fino alla misura regolamentare. Il campo c’era, ma i soldi no.
3. Storia dell’Ampelea e non solo. Le origini dalmate.
Fortunatamente in soccorso alla povera Virtus Isola accorse un ricco finanziatore appena stabilitosi a Isola d’Istria, la Società Anonima Conservifici Ampelea. Siamo nel 1934. La sede principale della società era a Rovigno, nella parte meridionale della penisola istriana. Nel saggio storico di Valentina Petaros Jeromela dal titolo ‘Ampelea. La storia di due famiglie. Morpurgo & Stock’ viene ricostruita passo a passo la grande avventura industriale, che portò l’Ampelea a Isola d’Istria. Tutto ebbe inizio a Spalato nella seconda metà dell’Ottocento per iniziativa congiunta di quattro imprenditori di origine ebraica, Vito Morpurgo, i fratelli Emilio e Lionello Stock e il socio di quest’ultimo Carlo Camis. Vito Morpurgo nacque a Spalato nel 1838. Nel 1858 risulta proprietario della ‘Libreria Morpurgo successa a Savo’. Libreria storica, che chiuderà i battenti solo nel luglio 2017. Savo era il proprietario precedente, di cui Vito era stato commesso da ragazzo tenendo contatti con editori italiani e di vari Paesi europei. Sempre nel 1858 esce il primo numero della rivista ‘Annuario dalmatico’, pubblicata dalla libreria Morpurgo, che ebbe tra i collaboratori il linguista Niccolò Tommaseo, anch’egli dalmata e nativo di Sebenico. Tuttavia, forse sfogliando antichi manuali di erboristeria, Vito maturò la sua clamorosa svolta professionale

