Skip to content

Storia dell’Ampelea e non solo. Da Spalato a Rovigno. Seconda parte

4. Storia dell’Ampelea e non solo. Da Spalato a Rovigno. 

Fin dal Medioevo Spalato era nota in tutta Europa per la produzione di maraschino, liquore a base di ciliegie marasche. Ebbene, nel 1879 risulta attiva “La prima distilleria dalmata a vapore V. Morpurgo”, che Vito aveva aperto in locali della sua abitazione. Non si distillavano però ciliegie marasche, bensì vinacce recuperate dai produttori di vino locali. Il successo fu immediato, tanto che Vito, desideroso di ampliare la sua produzione, progettò di costruire uno stabilimento nella vicina Salona, nei pressi del mare e della ferrovia. Qui operava già l’impresa dei fratelli Stock, Emilio e Lionello, che cavava la marna per farne cemento. Nel processo industriale messo a punto da Vito col nipote ingegnere Vittorio l’acquavite prodotta era depositata in vasconi di cemento rivestiti in vetro. Ovviamente i depositi di cemento sarebbero stati forniti dai fratelli Stock. Peraltro già nel 1886 risultava attiva a Trieste la Camis & Stock di Carlo Camis e Lionello Stock, che commercializzava i prodotti della distilleria Morpurgo di Spalato. La tenace opposizione dell’amministrazione di Spalato non consentì mai ai soci Morpurgo e Stock di attivare lo stabilimento. Da qui la decisione di aprirlo lontano da Spalato ovvero a Rovigno d’Istria. Fu così che nel 1905 si costituì la ‘Ampelea Società Anonima di distillazione e d’industrie chimiche’, attivata l’anno seguente. Ne risultavano soci, oltre ai Morpurgo e agli Stock, altri produttori di liquori locali.

5. Storia dell’Ampelea e non solo. Da Rovigno a Isola d’Istria.

Fin dal 1879 operava a Isola d’Istria, Rovigno, Grado e Comisa (Isola di Lissa) e con Direzione a Trieste la Societé Générale Française de Conserves Alimentaires, fornitrice dell’Imperial Regia Armata e Marina per “sardine all’olio, sardelle salate, sardine russe, anguille ammarinate, Conserve di Legumi e Carne” [fonte ‘Guida scematica della città di Trieste’, 1896]. La società francese fu quindi rilevata da una ditta triestina fondata nel dicembre 1923, la Conservifici Società Anonima, con stabilimenti a Isola d’Istria, Grado, Rovigno, Cherso e Lagosta. In una statistica relativa al 1933 tra i dirigenti si leggono i nomi di Giorgio Morpurgo e Giorgio Vianelli, già soci dell’Ampelea. E’ il preludio all’incorporazione della Conservifici S.A. nell’Ampelea, deliberata dall’assemblea del 3 gennaio 1934 con la nuova ragione sociale ‘Ampelea – Conservifici S.A.’. Tra i dirigenti ritroviamo vecchie conoscenze come Giorgio Vianelli, Vittorio e Giorgio Morpurgo e Lionello Stock. Una nota a proposito di quest’ultimo, già cofondatore della Camis & Stock, fondata nel 1884 e attiva dal 1886 nel sobborgo triestino di Barcola. Dopo l’uscita di scena del socio Carlo Camis nel 1901 Lionello si specializzò nella produzione di ‘cognac medicinal’ o brandy. Celebre il brandy Stock 84, che gli appassionati di calcio non più giovanissimi ricorderanno come pubblicità ricorrente negli stadi italiani o prima della mitica sigla radiofonica di Tutto il calcio minuto per minuto.

6. Ampelea, azienda e società sportiva (1935-1943)

L’Ampelea Conservifici era un colosso del settore, tanto che nella sola Isola d’Istria dava lavoro stabile a 1.200 dipendenti, in larghissima maggioranza donne, dedite alla pulizia, salatura e scatolatura delle sarde, cui va aggiunta una flotta di 31 pescherecci che lavoravano esclusivamente per Ampelea e Arrigoni, altro marchio storico dell’industria conserviera. Per dirigenti e calciatori della Virtus Isola è l’occasione per rilanciare l’attività agonistica e potersi iscrivere al campionato di Prima Divisione della Venezia Giulia, che mette in palio un posto nella neonata Serie C, stagione 1935-36. L’azienda accetta di sponsorizzare la squadra, ma a patto di grandi trasformazioni. Dovrà diventare una squadra aziendale, il nome dell’azienda dovrà comparire sulle maglie e la squadra dovrà cambiare colori sociali. Ovviamente i dirigenti della Virtus non battono ciglio. Nuovo nome: Opera Nazionale Dopolavoro Ampelea Conservifici Società Anonima. Sulla maglia si leggerà O.N.D. Ampelea Conservifici S.A. e la maglia sarà rossa con fascia orizzontale bianca all’altezza del petto. Negli anni a venire la maglia diventerà granata e quindi a righe verticali rossoblu. Il patto tra azienda e squadra data 1935, ma bisognerà attendere la stagione 1936-37 per il grande salto in Serie C. L’Ampelea è inserita nel gruppo unico della Venezia Giulia con altre 5 squadre, dai nomi ‘bizzarri’. In questo gruppo cinque delle sei squadre sono dopolavori aziendali. Oltre al Dopolavoro Ampelea vi sono: Dopolavoro ACEGAT di Trieste, acronimo di Azienda Comunale Elettricità Gas Acque Tranvie; Dopolavoro CRDA di Monfalcone, acronimo di Cantieri Riuniti Adriatico; Dopolavoro Ernesto Solvay di Monfalcone; Dopolavoro Pordenone e l’unica società ‘normale’ ovvero l’Associazione Calcio Pieris, paese natale del grande Fabio Capello, frazione di San Canzian d’Isonzo. Al termine delle 10 giornate l’Ampelea vince il girone con 15 punti, 5 vittorie, 5 pareggi e 0 sconfitte. Fino alla stagione 1942-43 riuscirà a mantenere la categoria senza ‘aiutini’. Unica eccezione la stagione 1938-39, chiusa al penultimo posto, con annullamento delle retrocessioni e ripescaggio in Serie C per ampliamento del numero di gironi e squadre partecipanti.

7. Il campionato dell’Alta Italia. L’Ampelea sogna in grande. (1944)

Il momento sportivamente più alto dell’Ampelea fu il Campionato dell’Alta Italia. L’Italia era divisa in due tra Regno del Sud e Repubblica Sociale Italiana al Centro-Nord ed era perciò impossibile disputare un torneo nazionale. Tuttavia nel territorio della RSI e delle due zone di operazioni militari tedesche (nord-est) fu organizzato un campionato denominato Divisione Nazionale 1943-44 o Campionato dell’Alta Italia suddiviso in tre fasi: 7 gironi regionali, 3 gironi interzonali e girone finale per l’assegnazione del campionato. I gironi regionali furono 7: ligure-piemontese, lombardo, veneto, giuliano, emiliano, toscano e romano. I primi 6 gironi avrebbero qualificato ai gironi interzonali 2 squadre ciascuno, tranne il girone romano, il cui vincitore sarebbe stato qualificato direttamente al girone finale. Il girone romano fu vinto dalla Lazio, ma la liberazione di Roma il 4 giugno 1944 estromise dalla finale la squadra capitolina. Invece le 12 qualificate ai gironi interzonali sarebbero state divise in 3 gironi interzonali da 4 squadre ciascuno, le cui vincenti si sarebbero sfidate in campo neutro all’Arena di Milano in girone unico di sola andata per l’assegnazione del trofeo. L’Ampelea fu inserita nel girone giuliano comprendente 8 squadre e vinse con autorevolezza anche sulla favoritissima Triestina, distanziata di 3 punti. Bilancio: 10 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte, 37 gol fatti e 18 subiti. Va detto che quell’anno la squadra dell’Ampelea beneficiò del fatto che alcuni giocatori erano tornati nelle loro terre d’origine o erano sotto le armi in regione diversa da quella della propria squadra. Fu così che l’Ampelea poté ingaggiare campioni di fama: il triestino Giuseppe Grezar, mediano destro del Torino; l’istriano Bruno Ispiro, attaccante del Genova 1893 (Genoa); il ligure Mario Stua, militare in Venezia Giulia, mezzala del Livorno vice campione d’Italia l’anno prima a un solo punto dal Torino; il triestino Alberto Eliani, terzino del Modena l’anno prima e di Fiorentina e Roma nel dopoguerra.

13 Settembre 20266 minuti di lettura
Seguici sui Social Network

Non dimenticare di seguirci tramite i social media per ricevere le ultime notizie quando ciò accade.

Parola ai protagonisti

Articoli Correlati

Torna su