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Gianni Di Marzio, l’uomo che visse due volte, anzi tre!

Prima parte
Giovedì 13 dicembre 1973, nel tratto autostradale tra Angri e Pompei piove a dirotto. Una Mini Minor, con a bordo una giovane coppia proveniente da Brindisi, sbanda improvvisamente e sta per finire la propria corsa contro il guard rail. Una frazione di secondo prima il marito alla guida dell’auto si frappone tra la moglie e il parabrezza per proteggere lei e il bimbo, che ha in grembo da sei mesi. Il gesto eroico salva la vita a entrambi, ma il marito ha il volto sfigurato e sanguinante. La moglie disperata ferma un’auto di passaggio, il marito viene caricato e portato in ospedale a Cava dei Tirreni, poi a Salerno e quindi a Napoli. Quel marito coraggioso si chiama Gianni Di Marzio, da qualche mese allena il Brindisi, neo promossa e capolista in Serie B. La moglie si chiama Tucci e tre mesi dopo quel pauroso incidente darà alla luce Gianluca, oggi volto noto di Sky Sport. Basterebbe questo episodio per illustrare il coraggio, la generosità e il valore morale di Di Marzio, ma vale la pena ripercorrerne la lunga carriera di allenatore, dirigente e consulente. Nato a Napoli nel 1940, fa le sue prime esperienze in panchina nel biennio ‘68/69 nell’Internapoli del Vomero, prima nelle giovanili e quindi come secondo di Vinicio in Serie C. In quella squadra emergono Pino Wilson e Giorgio Chinaglia, futuri campioni d’Italia con la Lazio. Nel biennio ‘69/71 allena le giovanili del Napoli, quindi nella stagione ‘71/72 passa alla Nocerina in Serie D, imbottita di molti giovani del Napoli. A Nocera Inferiore conosce Tucci, sua futura moglie. Nel ‘72/73 il trasferimento alla Juve Stabia in Serie C. Nella stagione ‘73/74 l’ingaggio al Brindisi in Serie B, su segnalazione dell’antico ‘maestro’ Vinicio, chiamato ad allenare il Napoli. La partenza in campionato è fulminante, a dicembre il Brindisi è in testa, ma ecco l’incidente e lo stop forzato, in previsione di un intervento di ricostruzione del viso. Di Marzio proverà a scendere in panchina col volto coperto come una mummia egizia, ma la situazione è insostenibile. A febbraio il tecnico partenopeo verrà sostituito, di comune accordo col presidente Fantuzzi, e non con atto unilaterale di quest’ultimo, come raccontato per anni. Senza Di Marzio il Brindisi rischierà la retrocessione. Il valore di Di Marzio è ormai noto nell’ambiente e l’agguerrito Catanzaro punta su di lui. Saranno tre stagioni brillanti. Nel ‘74/75 sfiora subito la Serie A perdendo nello spareggio-promozione a Terni contro il Verona. Appuntamento rimandato di un anno, poiché il Catanzaro salirà in A nel ‘75/76. La prima stagione in A si chiude con l’immediata retrocessione. Ciò nonostante arriva la chiamata di Ferlaino, ambizioso presidente del Napoli, dove Di Marzio, subentra ancora a Vinicio. Curiosità, Di Marzio è il primo napoletano ad aver allenato il Napoli. Il bilancio della stagione ‘77/78 è positivo: sesto posto in classifica, qualificazione in Coppa UEFA e finale di Coppa Italia. Fin qui una carriera folgorante di allenatore, ma tra giugno e ottobre 1978 accaddero due fatti di segno opposto, snodi fondamentali nella vicenda umana e sportiva di Gianni di Marzio.

Fonte: Brindisi report.

Nella foto un giovanissimo Gianni Di Marzio allenatore del Brindisi

Seconda parte

A volte il calcio sa intrecciare storie di uomini lontani, in tempi e modi del tutto inattesi. Dopo la finale di Coppa Italia persa all’Olimpico di Roma contro l’Inter l’8 giugno 1978 – gol del 2-1 di Bini al minuto 87 – Gianni Di Marzio vola in Argentina, dove una settimana prima erano iniziati i Mondiali. Gianni Di Marzio, in compagnia di Trapattoni e Radice, alloggia all’hotel Don Carlos di Buenos Aires. Si trattava di un’occasione allora rara di vedere dal vivo le grandi rappresentative nazionali e i loro campioni. A marcare stretto Gianni Di Marzio è Angelo Pesciaroli del Corriere dello Sport, amico del presidente laziale Lenzini. Ma c’è un altro personaggio che in quei giorni tartassa di chiamate Di Marzio, Settimio Aloisio, storico procuratore di calciatori argentini, ma all’epoca dirigente del settore giovanile dell’Argentinos Juniors. L’ingegnere Settimio Aloisio era nato ad Aiello Calabro, Cosenza, ed emigrato con la famiglia in Argentina dopo la Seconda Guerra Mondiale in cerca di fortuna. Da buon calabrese era tifosissimo del Catanzaro, orgoglio di tutta una regione, che Gianni Di Marzio aveva riportato in Serie A due anni prima. Proprio per questo Aloisio propone a Di Marzio di assistere a un incontro nel barrio Palermo, in cui giocherà un giovane astro del calcio argentino, appena escluso dal commissario tecnico Menotti dalla lista dei 22. Il suo nome? Diego Armando Maradona, non ancora diciottenne. Ma Diego non si presenta al campo, perché troppo arrabbiato per l’esclusione dai Mondiali. Aloisio non demorde e invita un riluttante Di Marzio a seguirlo a Villa Fiorito, il quartiere popolare a sud della città, dove vive la famiglia Maradona. Aloisio convince Diego, prospettandogli fama e denaro in Europa. Finalmente inizia la partita. A Di Marzio basta un quarto d’ora, tre gol e alcuni dribbling per opzionare Maradona. Finge di chiedere ad Aloisio di accompagnarlo alla toilette per liberarsi di Angelo Pesciaroli, ‘spia’ laziale. In realtà i due scendono negli spogliatoi e fanno firmare su carta intestata dell’hotel una sorta di pre contratto a Maradona per 300 milioni di lire. Il problema è che in Italia vige il divieto di tesserare stranieri e dunque Maradona avrebbe dovuto essere ‘parcheggiato’ in una squadra belga o svizzera fino al 1980, anno della riapertura agli stranieri. Nelle due settimane di permanenza in Argentina, Di Marzio invita Diego a pranzo e cena parlandogli di Napoli e del Napoli. Purtroppo però il presidente Corrado Ferlaino nega il consenso all’operazione, preferendo puntare su calciatori affermati. Maradona arriverà solo nel 1984 per la cifra di 13 miliardi di lire. Sull’aereo da Barcellona a Napoli Diego spiegherà ai giornalisti che la scelta della città partenopea era stata influenzata dalle parole di Di Marzio sei anni prima. Il mancato acquisto di Maradona apre una crepa nel rapporto tra Ferlaino e Di Marzio, che si rivelerà fatale alla ripresa del campionato 1978/79.

Terza parte

Sesto posto in campionato, qualificazione in Coppa UEFA e finale di Coppa Italia nella stagione 1977/78 furono frutto del grande lavoro di Di Marzio, che costruì la squadra con l’innesto di otto nuovi giocatori, con nessuna o pochissime presenze in A fino ad allora. I tifosi partenopei attendevano dalla società una campagna acquisti degna delle rinnovate ambizioni di vertice del Napoli, ma nulla di tutto ciò. Anzi, nell’estate fu ceduto al Bologna la bandiera Antonio Totonno Juliano. Risultato una campagna abbonamenti disastrosa, cui il consiglio di amministrazione reagì esonerando, dopo sole due giornate di campionato, l’incolpevole Di Marzio e richiamando in panchina O’ Lione Luis Vinicio, idolo assoluto della tifoseria azzurra, nonché ‘antico maestro’ di Di Marzio all’Internapoli e suo testimone di nozze. Ci fu un aumento di abbonati, ma alla fine del campionato arrivò un altro sesto posto. Dopo lo stop forzato della stagione 1979/80, la carriera di allenatore di Gianni Di Marzio, proseguì quasi sempre in Serie B. Dal Genoa, al Lecce, passando per Padova, Catanzaro e infine Palermo nella stagione 1991/92, più volte subentrando a stagione in corso e raggiungendo spesso la salvezza, ma con due acuti importanti. Il primo nella stagione 1982/83 alla guida del Catania, con la promozione in Serie A nello storico spareggio a tre all’Olimpico di Roma contro Como e Cremonese, in un tripudio di bandiere rossoblu. Colori fortunati per Di Marzio, perché nella stagione 1987/88 il tecnico napoletano conquistò coi rossoblu del Cosenza la promozione dalla Serie C1 alla Serie B, categoria nella quale i calabresi sarebbero rimasti per un decennio avendo come direttore tecnico fino al 1996 proprio  Gianni Di Marzio, che, smessa la tuta di allenatore, seppe imporsi anche come dirigente! Nel 1996 da Cosenza si trasferì come direttore sportivo alla corte del vulcanico presidente del Venezia Maurizio Zamparini, centrando nella stagione 1997/98 una storica promozione in Serie A dopo trent’anni. Tra 2001 e 2006 Di Marzio diventa responsabile area estera della Juventus. Grazie alla sua segnalazione la Juve sfiorò un’operazione clamorosa di mercato nel novembre 2002, quella di portare in bianconero un’ala giovane e talentuosa dello Sporting Lisbona, tale Cristiano Ronaldo! Purtroppo Marcelo Salas rifiutò lo scambio e CR7 sarebbe arrivato alla Juve, come Maradona al Napoli, molti anni dopo (2018) e per molti soldi in più. Molto più fortunata la segnalazione di Di Marzio del giovane centravanti dell’Ajax Zlatan Ibrahimovic, che arrivò in bianconero nel 2004. Forte di questa esperienza internazionale, gli ultimi incarichi dietro una scrivania per Di Marzio furono quelli come consulente di mercato del Queen’s Park Rangers tra 2011 e 2016 e infine come consulente personale del presidente del Palermo Zamparini nel 2016.Desidero terminare questa trilogia ‘dimarziana’ con un aneddoto, che illumina l’uomo Di Marzio. Nel 1978, tornato dall’Argentina, egli si ricordò della misera casa di Maradona a Villa Fiorito, una baracca in prismi di cemento e lamiere, senza acqua, luce e gas, affollata di bambini e letti. Fece così spedire un pacco di vestiti per tutta la famiglia. Piace pensare che Maradona abbia scelto Napoli custodendo nel suo cuore questo gesto generoso di Di Marzio.

2 Maggio 20268 minuti di lettura
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