1. Calcio calabrese tra presente e passato.
Nella stagione calcistica 2026-27 la Calabria è rappresentata da tre squadre professionistiche: Catanzaro in Serie B, Cosenza e Crotone in Serie C. In Serie D militano invece Reggina, Vibonese, Vigor Lamezia e Sambiase. Nella storia dei campionati di Serie A e B a girone unico, cioè dalla stagione 1929-30, la Reggina vanta 9 presenze in Serie A, il Catanzaro 7 e il Crotone 3. Il primato di partecipazioni in Serie B spetta invece al Catanzaro (32 campionati), seguito da Cosenza (26), Reggina (25) e Crotone (15). Queste quattro squadre sono dunque le quattro ‘grandi’ di Calabria. Ora, se cerchiamo la data di nascita indicata sullo stemma di queste società il risultato è il seguente: Crotone (1910), Cosenza (1914), Reggina (1914), Catanzaro (1929). Parlo di data sullo stemma, poiché occorre tenere distinto l’inizio della pratica calcistica in città dalla data indicata sullo stemma. Infatti la pratica del calcio a Cosenza va retrodatata al 1908, a Catanzaro al 1911. Dunque la classifica di ‘antichità’ della pratica calcistica in regione reciterebbe: Cosenza (1908), Crotone (1910), Catanzaro (1911), Reggio Calabria (1914). Perché uso il condizionale? Perché una recente pagina di cronaca sportiva di fine giugno 2026 rimescola le carte, senza contare altre società calabresi dal passato ‘insospettabile’. Precisazione finale: molte di queste società furono fondate, coinvolsero o furono intitolate a militari caduti nella Grande Guerra. Per questa circostanza ho utilizzato nel titolo l’espressione ‘calcio marziale’.
2. Calcio reggino: Locri 1907, dalla cronaca alla storia.
In un articolo pubblicato il 28 giugno 2026 sul sito www.stadioradio.it si annuncia la rifondazione della società calcistica di Locri, che ripartirà dal campionato di Promozione 2026-27 con la nuova ragione sociale di ‘Associazione Calcio Locri 1907’. Il riferimento al 1907 è frutto della ricerca storica dell’avvocato locrese Rosario Scarfò, che ha retrodatato a quell’anno la nascita della prima società calcistica, la Fortitudo Locrese di Gerace Marina, nome di Locri fino al 1934. Fino a pochi mesi fa l’anno di nascita risultava essere il 1909. Questa scoperta fa della Fortitudo Locrese la più antica società di calcio calabrese. Nel nuovo stemma, in cui spicca il tradizionale colore amaranto, compariranno a sinistra il vecchio simbolo del cavallo alato, a destra l’Athena Nike, dea della vittoria, in omaggio alla sezione femminile. Le tracce della Fortitudo Locrese si interrompono col campionato di Terza Divisione Calabria del 1928-29, nel quale la squadra risultava iscritta nel girone reggino con la sola Associazione Calcio Gioiese di Gioia Tauro, fondata nel 1918. Nella stagione 1927-28 la Fortitudo era giunta prima a pari merito col Dopolavoro Sportivo Cosenza, di cui dirò più avanti, ma nessuna delle due squadre calabresi sarà promossa in Seconda Divisione, poiché non si trovò l’accordo sulla data dello spareggio! Nel 1945 la società riprese l’attività col nome di Juventina Locri, mutato nel 1969 in Unione Sportiva Locri e quindi nel 2014 in Associazione Calcistica Locri 1909 fino alla recente scoperta.
3. Dalla Cosentina alla Fortitudo: il calcio con le ali (1908-1912)
Per motivi imperscrutabili la vista di un pallone accende da sempre, in ogni angolo del mondo e in ogni ragazzo, la voglia irrefrenabile di giocarci. Accade così anche a Cosenza, in un giorno imprecisato del 1908, quando il quattordicenne Arnaldo De Filippis, mostrò agli amici il primo pallone da calcio mai visto fino ad allora in città. Arnaldo non è un adolescente comune. Pochi anni dopo diventerà Tenente di Commissariato della Terza Squadriglia Idrovolanti della Stazione di Venezia sull’Isola di Sant’Andrea. Quindi morirà in missione nei cieli di Latisana il 5 novembre 1917 a bordo del suo idrovolante Macchi L.3, abbattuto mentre tentava di bombardare un ponte di barche nemico. De Filippis fu decorato con medaglie d’argento e bronzo al valor militare e a lui verrà intitolato l’Idroscalo militare e civile di Siracusa, inaugurato nel 1925. Ma torniamo a Cosenza. La magica visione di quel pallone scatenò la passione degli adolescenti di tutta la città. Nacquero varie squadre rionali, mai formalizzate, ma di cui si conservano i nomi: Brutium, Fratelli Bandiera, Libertà, Meridionale, Milan Sport Club, Savoia, Speranza e Virides Sport Club, quest’ultima guidata da Amedeo De Maria. Fu per volontà di quest’ultimo che le piccole squadre di quartiere, sorte spontaneamente da rampolli di famiglie notabili locali e sostenuti dai loro padri, si fusero nella prima realtà sportiva cittadina, la Società Sportiva Cosentina. La riunione fondativa di tenne nella canonica di S. Nicola il 1°marzo 1912, la prima sede sociale fu nella legnaia del palazzo del dott. Pasquale Rossi. Le gare di podismo, ciclismo e calcio si disputavano al Campo Sportivo Militare di Piazza d’Armi lungo il fiume Busento. Nel consiglio direttivo vi erano ovviamente Amedeo De Maria e Arnaldo De Filippis, la cui convivenza non dovette essere pacifica, tanto che nell’assemblea dell’11 novembre 1912 entrambi rassegnarono le dimissioni da consigliere. Una settimana dopo (18 novembre 1912) al Teatro Rendano nacque una nuova società, la Società Sportiva Fortitudo, nome proposto dal consigliere Luigi Giardini. La divisa sociale prevedeva maglia bianca con scritta nera sul petto FORTITUDO, pantaloncini e calzettoni neri. Presidente del nuovo sodalizio fu eletto per acclamazione Arnaldo De Filippis. Nel consiglio compaiono Matteo Vercillo e il padre, barone Adolfo Vercillo. Quest’ultimo diventa presidente il 7 marzo 1913, poiché De Filippis deve lasciare Cosenza per motivi di studio. Occorre ricordare che nella Grande Guerra perirono De Filippis, Giardini e Matteo Vercillo.
4. Dalla Fortitudo al Cosenza, dal bianconero al rossoblù (1919-1930).
Nel consiglio direttivo della Fortitudo del 1912 non compare invece il nome di Amedeo De Maria (fonte www.solocosenza.com), forse conseguenza dei dissidi con Arnaldo De Filippis. De Maria ricompare tuttavia il 19 aprile 1919, giorno della rifondazione della Fortitudo, come giocatore della squadra. Sempre nel 1919 viene istituito dalla FIGC il Comitato Regionale Calabro-Lucano, il cui presidente è lo stesso De Maria. Peraltro la sede del Comitato è Cosenza e per giunta nello stesso edificio della Fortitudo. Insomma, casa e bottega! Ora il Lettore obietterà: ma l’odierna squadra della città si chiama Cosenza e i colori sono il rosso e il blu. Come ci si arriva? Nel 1926 da una scissione di alcuni soci della Fortitudo, guidati da Riccardo Maspoli, nasce il Cosenza Football Club con maglia rossoblù ispirata al Genoa, ma la storia non è finita qui. Intanto la fuoriuscita di molti soci influenti causa l’immediato scioglimento della Fortitudo, ma soprattutto le autorità fasciste il 6 febbraio 1928 impongono al Cosenza il cambio di nome in Dopolavoro Sportivo Cosenza e l’adozione del colore sociale azzurro Savoia. Un gruppo di sportivi cosentini, che non accettano il diktat fascista, fondano il Cosenza Sport Club, colori rossoblù. Accade così che le due squadre partecipano al campionato calabrese di Terza Divisione e giungano appaiate al primo posto. Per imposizione delle autorità fasciste viene promossa in Seconda Divisione il Dopolavoro Sportivo, espressione del regime, che nel giugno 1929 muta la propria ragione sociale in Associazione Sportiva Fascista Cosenza. Per fortuna nell’estate si raggiunge un compromesso. Dovendo affrontare la Seconda Divisione la città di Cosenza decide di unire le forze. L’ASF Cosenza confluisce nel Cosenza Sport Club, che però avrà come colore sociale l’azzurro, voluto dai fascisti. Tuttavia il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. L’inizio del campionato è disastroso, dopo 10 giornate solo 4 punti e ultimo posto in classifica. Come se non bastasse, l’undicesima giornata prevede Cosenza-Paganese, coi campani dominatori assoluti del torneo. C’è un problema, la Paganese ha una divisa azzurra come il Cosenza e per dovere di ospitalità è la squadra di casa a dover vestire una maglia di colore diverso. Quale? Che domanda, il rossoblù! Risultato Cosenza-Paganese 1-0 con gol del centravanti Pietro Ferraris. Da quel momento la maglia sarà sempre e solo rossoblù, il Cosenza si salvò e infine fu promosso d’ufficio in Prima Divisione (futura Serie C) con Catanzarese e Reggina.
5. Rossanese: ‘Bizantini’ con antica passione del calcio (1909).
Dal 2017 la città di Rossano è parte del Comune di Corigliano-Rossano, ma dal secolo VI fu centro spirituale dei monaci legati alla Regola di San Basilio, di tradizione italo-greca. Dal secolo X fu sede di arcidiocesi e in quel secolo a Rossano nacquero il vescovo Giovanni Filàgato e S. Nilo il Giovane, entrambi basiliani. Nel Museo Diocesano della città è tuttora conservato il Codice Purpureo, manoscritto miniato del secolo VI con pagine di colore rossastro (latino purpureus), in cui sono trascritti e illustrati i Vangeli di Marco e Matteo. Dal 2015 il Codice Purpureo è tra i 47 documenti del Registro della memoria mondiale dell’UNESCO. Giova ricordare che Rossano è detta ‘La Bizantina’, poiché fu possedimento bizantino dal 540 al 1059. Per questo i tifosi della Rossanese sono soprannominati ‘Bizantini’. Ora, si parva licet, anche il calcio di Rossano conserva un patrimonio ‘antico’. Infatti la fondazione dell’attuale ADS Rossanese, oggi militante in Eccellenza (quinto livello nazionale), risale al 1909 con la denominazione originaria di Unione Sportiva Rossanese. Nelle statistiche della pagina Wikipedia si citano i 10 campionati in Serie D, tra 1978-79 e 2010-11, come apice della storia sportiva della Rossanese. All’epoca esistevano però le Serie C1 e C2, dunque la Serie D era il quinto livello del calcio nazionale. In realtà, spulciando le annate della Prima Divisione tra anni Trenta e Quaranta, allora quarto livello nazionale con in palio promozioni in Serie C, si scopre che la Rossanese partecipò a ben 6 stagioni e quindi queste ultime sono da considerarsi l’apice sportivo dei ‘Bizantini’. Nel dettaglio, la Rossanese compare nella Prima Divisione Calabria in queste stagioni: 1937-38, 1938-39, 1939-40 (come GIL Rossano), 1945-46, 1946-47 e 1947-48 (inserita nel girone B calabrese: nel girone A compare la Cherubini Rossano Calabro). Nella stagione 1948-49 fu creato il campionato di Promozione (in Serie C) e pertanto la Prima Divisione, cui partecipò la Rossanese, fu declassata a quinto livello nazionale.
6. Crotone, una squadra con radici greche (1910)
La scoperta delle origini del calcio crotonese si deve a Giovanni Monte, come riportato in un articolo della testata www.ilcrotonese.it del 22 marzo 2016. Egli ricevette su una chat di Facebook una foto datata 1921, che ritrae una squadra di calcio cittadina, inviatagli da una nipote di Luigi Malizia, uno dei calciatori ritratti nella foto. Incuriosito, Giovanni Monte scovò un documento fondamentale ovvero “una lettera dell’11 settembre 1910 indirizzata al sindaco dell’epoca nella quale la presidenza della Società sportiva Crotona chiedeva la concessione del teatro comunale per l’inaugurazione della società da tenersi il 20 settembre di quell’anno. La lettera è firmata dal Consiglio di presidenza costituito da Fr. Turano, A. Lucifero, Fsco Torromino e M. Morace”. Il nome Crotona è derivato dal nome latino della città di Crotone, a sua volta trasposizione latina del nome della locale colonia greca di Kroton, fondata dagli Achei tra 740 e 718 avanti Cristo. Nel 530 il filosofo Pitagora vi fondò la sua scuola. Tra gli adepti il celebre lottatore Milone di Crotone, vincitore di 6 Olimpiadi, tra 540 e 512, e che nel 510 condusse i suoi concittadini alla conquista della vicina colonia di Sibari. Curiosità: a cavallo del 1930 la società fu ribattezzata in suo onore Società Sportiva Milone fino al dicembre 1937, quando assunse il nome di Società Sportiva Fascista Crotone. Nel 1945 divenne Unione Sportiva Crotone, quindi Associazione Sportiva Crotone nel 1979 e Calcio Kroton nel 1986. La Kroton fallisce nel 1991 e il titolo sportivo viene ereditato dalla Nuova Crotone Associazione Polisportiva Mini Juventus, militante in Prima Categoria, che nel 1994 muta la propria ragione sociale in Football Club Crotone, fino ai recenti fasti in Serie A, ultima stagione 2021-22.

